Meta – Oltre il presente e il futuro di Facebook, tra scandali, potere e visioni distopiche.

Meta come Metaverso, ovvero la visione del (nostro) futuro secondo Facebook

Che i colossi del web non fossero esattamente delle organizzazioni di visionari benefattori impegnati a rendere il mondo un posto migliore o a regalarci magnifiche esperienze al di qua dello schermo dei nostri device è sempre stato chiaro e limpido, malgrado il motto don’t be evil, intorno al quale ha ruotato per anni la caratterizzazione comunicativa di Google.

Don’t be evil?

La promessa-invito di-a non essere cattivi è stata cancellata recentemente, e chissà che non sia stato proprio questo cambio di paradigma ad innescare la serie di eventi che ha via via messo in luce il lato oscuro delle Big Tech americane.

Non che la cosa abbia seriamente compromesso il sonno nei quartier generali di Google, Apple, Facebook, Twitter e compagnia digitante, ma quantomeno le recenti vicende hanno contribuito a grattar via quella stomachevole patina di bontà, generosità, filantropia e messianismo con cui i vari CEO ricoprivano le loro umili t-shirt durante le apparizioni pubbliche.

In particolare Mark Zuckerberg, inventore e capo supremo di Facebook, imperatore della galassia in cui gravitano (tra gli altri) Instagram, Whatsapp e Oculus, qualche grattacapo lo ha avuto: dal gravissimo caso Cambridge Analytica (cessione di informazioni personali di utenti), alle accuse sollevate da più parti di condizionare le campagne elettorali e il dibattito politico in favore di una visione liberal-progressista utile alla propria causa, dalle censure selettive e gli oscuramenti preventivi, fino al più recente scandalo sollevato da ex dipendenti, che hanno rivelato la scorrettezza degli algoritmi di Facebook e la pericolosità del social network per la psiche di chi lo utilizza.

E, per rimanere nel campo delle ipotesi, noi ci chiediamo se non sia stato proprio questo lo stimolo per annunciare la prossima virata della creatura dell’imperturbabile Mark, che, per chi non lo sapesse, si sta preparando per trasformarsi in altro… o meglio, per andare oltre.

Da Facebook al Metaverso

Meta è il diminutivo di Metaverso e, stando alle ultime dichiarazioni di Zuckerberg, dovrebbe rappresentare il prossimo approdo del social network del pollicione.

Il nuovo Facebook punta a diventare uno spazio virtuale in cui gli utenti non si limiteranno a fare le cose che normalmente fanno sul social, ma potranno svolgere anche (tutte) le altre azioni di vita quotidiana che fino ad ora erano pensabili solo nella realtà reale.

Ricordate Second Life?

Bene, ora immaginate una situazione simile, ma senza la mediazione degli avatar controllabili in terza persona.

Facebook darà il benvenuto agli utenti offrendo un’immersone quanto più realistica e immediata nel mondo viruale.

Questo sarà possibile con l’utilizzo di speciali visori (prodotti da Oculus, azienda acquisita dal gruppo quasi otto anni fa), che permetteranno alle persone (un miliardo nel prossimo decennio, secondo le previsioni di Mark) di vivere nel Metaverso e fare shopping, visitare locali, imparare, giocare, interagire con persone e… trovare lavoro.

Il metaverso rappresenterà un parte fondamentale del prossimo capitolo dell’evoluzione di Internet dopo l’Internet mobile.”

Mark Zuckerberg

La narrazione non è distante da quella sviluppata da molti osservatori della società attuale.

Lo sviluppo della robotica, dell’intelligenza artificiale, della digitalizzazione, causeranno squilibri sociali sempre più marcati tra la popolazione del (nostro) mondo, il lavoro scarseggerà per l’introduzione di tecnologie che sempre più sostituiranno l’attività dell’uomo e gli spostamenti saranno verosimilmente favoriti più per le merci e le migrazioni che per le attività quotidiane.

Qual miglior soluzione a questo punto se non quella che ci offrirà Facebook-Meta, ovvero un mondo nuovo da vivere e esplorare e in cui trovare lavoro… comodamente da casa nostra?

Va da sé che il carburante per far funzionare il Metaverso saranno i dati privati degli utenti. Una mole sterminata di dati personali che verranno orchestrati per tessere i legami all’interno dell’ambiente virtuale nel modo più vicino alla realtà per come (ancora) la conosciamo.

Realizzare un sogno così ambizioso e pervasivo nel rispetto delle norme sulla privacy, sempre più stringenti soprattutto nel nostro continente, non sarà una sfida facile per Facebook.

Staremo a vedere.

La posizione di Studio Flo è quella che sosteniamo in tutti i nostri corsi di formazione e che più volte abbiamo espresso nelle argomentazioni di questo spazio.

Noi lavoriamo con il web e per il web, ci facciamo i conti tutti i giorni in ottica professionale e siamo convinti che la tecnologia e nella fattispecie quella si concretizza nello sviluppo delle creature digitali, con cui sempre più ci troviamo a vivere in simbiosi, non vada combattuta o rifiutata, bensì discussa, ragionata e capita, con attenzione, perseveranza e un minimo di prudenza, senza cedere a facili entusiasmi e ad adesioni acritiche.

Non siamo catastrofisti, ma nemmeno ingenui, e di sicuro teniamo a mente l’insegnamento che Peter Ludlow ci ha dato già in tempi non sospetti, in cui scriveva che

I mondi virtuali e i social network sono meno democratici delle nostre società reali e i gestori li amministrano come dittatori, senza rendere conto ai propri utenti-cittadini. Ne decidono il bello e il cattivo tempo. Se bandire qualcuno dalla community, per esempio. Man mano che i mondi virtuali acquistano popolarità, vengono gestiti in modo sempre più autoritario. Ed è qualcosa di cui preoccuparsi.

Peter Ludlow

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